“Ogni progetto nazionale è giudicabile. Anche quello sionista. E giudicare non è odiare.”
Judith Butler

Il sionismo non è una religione.
Non è l’identità ebraica.
Non è l’unico rifugio dopo Auschwitz.
È un progetto storico, moderno, coloniale.
 
Theodor Herzl lo immaginava come uno Stato per gli ebrei, non contro qualcun altro.
Ma la Storia ha mostrato altro: espulsioni, occupazioni, apartheid.
 
“Non può esistere uno Stato ebraico ‘etnicamente puro’ in una terra già abitata da un altro popolo.”
Edward Said
 
Criticare il sionismo non significa odiare Israele.
Significa rifiutare l’idea che uno Stato nato come rifugio debba trasformarsi in una fortezza identitaria armata.
 
Quando il sionismo:
– giustifica la distruzione sistematica di Gaza;
– fa passare ogni dissenso per antisemitismo;
– e trasforma la Shoah in patente per l’immunità …
… allora ha perso la sua anima democratica, e guadagnato un riflesso autoritario.
 
“Israele non è e non deve essere uno Stato sopra la legge.”
Noam Chomsky
 
Chi difende lo Stato di Israele ha tutto il diritto di farlo.
Ma chi difende il sionismo armato e suprematista, deve accettare le conseguenze delle sue scelte:
– la critica;
– la condanna;
– la fine del tabù.
 
Perché la storia ci insegna che ogni ideologia, quando diventa dogma, smette di essere una speranza e diventa una macchina.
E le macchine, a Gaza, non portano libertà ma solo morte.