Questo lavoro lo dedico a mio padre, che mi ha lasciato di recente.
L’ho scritto nei suoi ultimi giorni, accanto al suo letto.
Lui dormiva profondamente e, mentre scrivevo, gli parlavo.

Lo dedico a lui perché mi leggeva sempre. E, pur occupandosi di Diritto commerciale e societario, mi dava un’opinione attenta.
Ricordo che spesso scherzavo sul fatto che mia madre – nota giuslavorista – non mi leggeva quasi mai, mentre lui, che non era del mestiere, sì, e con sincera curiosità.

Mi piace pensare che, in fondo, lo abbiamo scritto insieme, nel silenzio di quelle ore.
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L’ordinanza del Tribunale di Roma del 16 settembre 2025 ha rimesso alla Corte di Giustizia UE una serie di quesiti pregiudiziali sulla controversa operazione Alitalia–ITA Airways.

Al centro del caso, una domanda cruciale: si è trattato di un nuovo inizio o di una vera e propria cessione di ramo d’azienda?
L’attività di volo non si è mai interrotta. ITA ha utilizzato gli stessi aerei, rotte, slot e sistemi informatici.
Eppure, la quasi totalità dei lavoratori Alitalia non è passata a ITA, ma è stata riassunta solo in parte e con diverse condizioni contrattuali, escludendo l’applicazione dell’art. 2112 c.c. sulla continuità dei rapporti di lavoro.

La vicenda è complessa, ma ho cercato più che ho potuto di restituirle linearità e senso sistematico.

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