Cass. 29/04/2024 n. 11333 ord.

1. Il tema è se, nel lavoro a tempo parziale, sia necessaria l’immediata indicazione dell’articolazione dei turni oppure se essa possa essere comunicata periodicamente, pur con un preavviso (in assenza di clausole elastiche).

2. Sul punto si sono sviluppati orientamenti contrapposti.

3. La pronuncia afferma che, con riferimento ai turni assegnati ai lavoratori part-time, le indicazioni di legge e di contratto possono ritenersi rispettate solo quando – in mancanza di clausole flessibili elastiche – nel contratto di lavoro part-time vengano indicati i turni in modo preciso e costante, in modo da rendere noto al lavoratore come verrà eseguita nel tempo la propria prestazione, senza che sia possibile per il datore di lavoro di indicare i turni solo successivamente, in via periodica.

4. Indipendente dalla normativa applicabile al caso, la Corte affronta (anche) la norma attualmente vigente, ossia l’art. 5, d.lgs. 81/2015, che recia:
– comma 2: “Nel contratto di lavoro a tempo parziale è contenuta puntuale indicazione della durata della prestazione lavorativa e della collocazione temporale dell’orario con riferimento al giorno, alla settimana, al mese e all’anno.”
– comma 3: “Quando l’organizzazione del lavoro è articolata in turni, l’indicazione di cui al comma 2 può avvenire anche mediante rinvio a turni programmati di lavoro articolati su fasce orarie prestabilite.

5. Aggiunge la Corte che il C.C.N.L. applicato non autorizza le parti a non stabilire nel contratto individuale alcuna indicazione specifica sul turno. Discutibile, peraltro, sia questa lettura del C.C.N.L., sia pure che un’eventuale sua previsione in tal senso avrebbe rilevanza.

6. Il terzo comma è interpretato come sopra detto in “coerenza sistematica” con il primo ed il secondo comma, e quindi nell’ambito di un’interpretazione sistematica.

7. Vi è poi un tentativo di interpretazione costituzionalmente orientata mediante il richiamo a Cort. Cost. 11/05/1992 n. 210 che – benché espressasi su altra norma – richiama l’art 36 Cost. in relazione al diritto del lavoratore a tempo parziale di programmare un secondo lavoro e l’art. 38 per il potenziale pregiudizio alla posizione previdenziale.

8. Ferme le mie incertezze sulla questione mi pongo comunque una domanda.
Lasciando da parte le disfunzioni pratiche di questo orientamento, come pure la tenuta dell’interpretazione sistematica (a cosa serve il comma 3 se dice la stessa cosa del 2?), il punto è: siamo in presenza di una interpretazione costituzionalmente orientata o di un caso di disapplicazione della norma? Saremmo in questa seconda ipotesi se vi fosse una “torsione” dell’enunciato oltre il suo possibile orizzonte di senso letterale.
E se così fosse la questione andrebbe rimessa alla Consulta … che andando avanti così avrà sempre meno lavoro.