Trib. Verona 04/01/2024 n. 691 est. Angeletti

Due aspetti:

La natura vessatoria ex art. 1341 c.c. di una clausola limitativa della concorrenza

Si legge nella pronuncia a proposito della natura vessatoria della clausola:
“La previsione di un patto di non concorrenza post contrattuale, nei termini previsti dalle parti, si configura come una espressa limitazione alla libertà contrattuale che avrebbe dovuto essere specificamente approvata per iscritto ai sensi dell’art. 1341 comma 2 c.c.. Sostiene al riguardo parte ricorrente che il contratto in questione esula dal perimetro applicativo di cui all’art. 1341 c.c., non essendo stato predisposto dalla preponente; invero, la qualità delle parti e, soprattutto l’espressa previsione in calce al contratto della volontà di “approvare specificatamente le condizioni e le obbligazioni previste dagli artt. (…) (cui pero non fa seguito alcuna ulteriore sottoscrizione) è chiaramente indicativa della volontà delle parti di qualificare tale clausola come vessatoria, di tal che essendo la vicenda in esame riconducibile all’integrale disciplina dell’art, 1313 c.c. ne consegue sotto tale profilo i’inefficacia della clausola contrattuale (…).”

→ Segnalo però che Cass. 14/01/2023 n. 1143 evidenzia che non può essere considerata vessatoria una clausola conforme alla disciplina legale del tipo e il patto di non concorrenza degli agenti è stato espressamente previsto dall’art. 1751 bis c.c., sicché dal momento dell’introduzione di tale norma certamente non poteva più considerarsi nullo.

Il patto di opzione sul patto di non concorrenza

Si legge nella pronuncia a proposito della nullità del patto di opzione:
“La facoltà di esercitare ad libitum la facoltà di avvalersi del patto post – contrattuale e la soggezione della parte vincolata al rispetto di un obbligo, cui corrisponde la volontà meramente potestativa della preponente configura, inoltre, un accordo soggetto appunto ad una condizione meramente potestativa come tale nullo ai sensi dell’art. 1355 c.c.
Pare infatti chiaro che nel caso di specie le parti hanno voluto condizionare l’operatività del patto di non concorrenza post contrattuale alla manifestazione di volontà di una parte, la preponente, a cui stata lasciata la facoltà di valutare se avvalersi della stessa, secondo lo schema “lo farò se vorrò” facendo scattare t’obbligo di non compiere atti di concorrenza a fronte della corresponsione del compenso stabilito.
L’art. 1751 bis c.c. sancisce la validità dei patti di non concorrenza a precise condizioni che ne determinano anche precisi effetti. E’ l’accettazione del patto di non concorrenza da parte dell’agente che comporta, in occasione dalia cassazione del rapporto, la corresponsione dell’indennità. Come sopra rilevato, invece, nel caso di specie, l’accettazione dell’agente di fatto è stata posta nel nulla, fasciandosi alla libera della preponente ia decisione di avvalersi o meno del patto in questione.
In conclusione, clausola di opzione, che accede al patto di non concorrenza post contrattuale contenuto nel contratto di agenzia per cui è causa, comprimendo illegittimamente il potere negoziate dell’agente e creando un ingiustificato squilibrio dei contrapposti interessi delle parti, deve essere dichiarata nulla.”

→ Sul tema rinvio al mio studio pubblicato in “Labor – Il lavoro nel diritto” “Prospettive e illusionismi sulle “clausole di uscita” dal patto di non concorrenza” .