I lavori di Piet Mondrian sono radicati nell’immaginario collettivo. Ricordiamo tutti una nota marca di cosmetici per capelli che ha ripreso la sua famosa serie rosso, blu e giallo, come pure, tempo prima, la superba collezione autunno inverno 1965/1966 di Yves Saint Laurent.

Mondrian viene collocato nell’“Astrattismo geometrico”, nell’ambito del quale ha fondato il movimento del “Neoplasticismo” il cui manifesto venne redatto nel 1918. Il nome del movimento allude al significato di “nuovo linguaggio” e non al senso comune attribuito al termine relativo ai concetti di volume e chiaro scuro.

Lo stile di Mondrian che conosciamo è il frutto di una lenta elaborazione, il cui sviluppo è reso evidente dagli studi sugli alberi che, se seguiti nell’ordine in cui sono stati realizzati, tracciano in modo esemplare il percorso della sua maturazione.

Nel collage che vi propongo oggi è possibile vedere in sequenza le opere alle quali faccio cenno.

In “Albero rosso” (1908 – 1910) si vede l’influenza dei fauves con colori innaturali ma nel rispetto delle forme reali; in “Albero blu” (1909) vediamo un maggiore linearismo, con rami stilizzati ma curvi un po’ Art Nouveau, che terminano in lingue azzurre di stampo espressionista; in “Albero orizzontale” (1911) la pianta si adatta a un ideale reticolo cubista ed è composta da tratti orizzontali e verticali, ma la struttura rimane ancora riconoscibile; in “Albero grigio” (1912) il reticolo cubista scompare così come il colore, e i rami diventano quasi griglie geometriche che definiscono piani precisi e iniziano a occupare tutto lo spazio della tela; infine in “Melo in fiore” (1912), dell’albero rimane solo il titolo e si ha quasi esclusivamente un’intersezione di linee pervenendo all’essenza dell’oggetto. Vedete poi un lavoro intermedio – eloquente sul progresso dello studio – e quindi “Composizione A” del 1920, che è la sua prima opera neoplastica. Infine “Composizione n. IV in rosso, blu e giallo”   del 1930, che è un po’ il punto di arrivo.

L’esito della sua ricerca è uno stile che epura le linee curve e diagonali, legate secondo Mondrian alle emozioni, come pure le pennellate, per accedere a schemi geometrici con tinte unite e piatte.

Siamo davanti all’abbandono della visione individualista dell’arte per pervenire all’essenza delle cose, che richiede sia eliminato il superfluo. Solo in questo modo è possibile cristallizzare la realtà e superare il concetto di divenire.

“Mi ci volle del tempo per scoprire che particolari forme e colori naturali evocano stati d’animo soggettivi che oscurano la realtà pura. L’aspetto delle forme naturali si modifica mentre la realtà rimane costante. Per creare plasticamente la realtà pura è necessario ricondurre le forme naturali agli elementi costanti della forma e i colori naturali ai colori primari.”