Un divertissement in pieno stile rococò, dipinto nel secolo (per i nobili) del divertimento e della leziosità.

E quindi decorazioni ricche e raffinate, tripudi di sete, trine e merletti, linee morbide, arabeschi e colori attenuati (oggi diremmo “pastello”) con largo spazio lasciato al rosa e al celeste.

Inizialmente il committente – forse un nobile francese – si rivolse a Gabriel-Francois Doyen, descrivendo con precisione quale doveva essere il contenuto dell’opera. Doyen, specializzato in dipinti religiosi, rifiutò l’incarico e lo passò al collega Fragonard, il quale realizzò quanto richiesto.

Il risultato fu un capolavoro di virtuosismo.
Per l’epoca forti erano le note di sensualità: l’allusivo movimento dell’altalena, la scarpetta che vola via, la gonna alzata dal vento che lascia intravedere le calze candide trattenute da una giarrettiera, mentre uno dei protagonisti di un probabile triangolo amoroso, sdraiato tra i cespugli, coglie l’attimo per guardare sotto la veste di lei.

Forti sono le assonanze con lo stile del Tiepolo , che abbiamo già incontrato tempo fa, benché questi di solito alludesse alle Scritture, alla storia e ai miti antichi.
Ma simili sono i magnifici dettagli, leggeri, freschi e fantasiosi.

La vita faceta e spensierata dei nobili – che nel ‘700 raggiunse il suo apice, come anche l’arte testimonia – fu in realtà il “canto del cigno” di quella classe sociale. Un mondo che sarebbe stato, da lì a poco, travolto dalla Storia, in ragione dei profondi cambiamenti economici, politici e sociali portati dalla Rivoluzione Francese e dalla Rivoluzione Industriale.