Il critico Corrado Maltese definì questo quadro “Il monumento più alto che il movimento operaio abbia mai potuto vantare in Italia”.

E su di esso ci sarebbe molto da dire, data la sua storia (è il risultato di uno studio iniziato con “Gli ambasciatori della fame” e “Fiumana”) e la sua tecnica (quella divisionista, ispirata al puntinismo francese di Seurat , che abbiamo già incontrato).

Penso tuttavia che Pellizza mi perdonerà se non omaggio il suo immenso capolavoro, per parlare di qualcos’altro, che  vi è però collegato.

Dopodomani iniziano i mondiali del Qatar.

Il consuntivo della realizzazione delle sue infrastrutture è stato di oltre seimila morti sul lavoro o per il lavoro, senza i quali questo grande evento sarebbe rimasto un sogno.

Tutti migranti posti in condizioni disumane, in spregio ai più elementari diritti. Chi ha voglia di saperne di più legga “Qatar 2022, i mondiali dello sfruttamento” di Riccardo Noury.

Non la considero neppure più una questione politica; è un impellenza che coinvolge tutti.

Io comunque questi mondiali non li guarderò. Non cambierà niente, lo so, e forse è solo un modo per lavarmi la coscienza. Ma con questa schifezza non intendo avere niente a che spartire.

Solo un rimpianto: mi sarebbe piaciuto che qualche calciatore superstar avesse preso posizione e si fosse rifiutato di partecipare alla competizione. Un gesto simbolico ma eloquente, come quello del bianco Peter Norman a Città del Messico nel 1968 che, in segno di solidarietà con i colleghi neri Tommie Smith e John Carlos, con loro sul podio alzò il pugno guantato di nero.

Dopo quell’episodio le loro carriere finirono, ma quel gesto rimase immortale e Norman dimostrò di essere un grande campione, non solo per la medaglia d’argento che portò a casa.

E dato che i sogni non costano niente, penso a quanto potente sarebbe il gesto di una squadra che, arrivata in finale, al termine dell’inno nazionale, dicesse: “abbiamo lottato con ogni energia e speso il nostro talento per arrivare fin qua solo per poter dire al mondo intero che noi questa partita non la giochiamo, perché non sappiamo cosa farcene di una coppa sporca di sangue.”.