Quella che vi presento oggi è la seconda versione di quest’opera ed appare certamente più audace della prima.

Fu pensata dall’Autore per essere esposta in combinazione con un altro suo lavoro: “La musica” .
L’idea era che i danzatori dovessero muoversi al ritmo della melodia proveniente dall’altro quadro.

Ogni corpo è disposto in modo armonioso, secondo un rapporto ben calcolato che tiene conto degli spazi tra le figure e delle proporzioni di tutti gli elementi della composizione.

Il vorticoso girotondo è inarrestabile e irrefrenabile, come se volesse incarnare la frenesia di un baccanale pagano, nel tripudio di un ritmo che consuma ogni cosa: è la forza incontenibile della vita, il suo continuo movimento e il suo eterno rinnovarsi.

Sono evidenti i tratti tipici del movimento “Fauves” che si mosse in aperta opposizione all’edonismo decorativo dell’art nouveau verso l’evasione spiritualistica del simbolismo.
E quindi si ha la struttura autonoma del quadro, l’utilizzo di colori forti stesi a macchie pastose per creare e scandire gli spazi nel dipinto, la purezza e la semplificazione dei mezzi e l’assenza di profondità.

L’obiettivo è la massima suggestione emotiva in un contesto però di ordine.

In qualche modo viene da pensare alle opere espressioniste, che però riguardarono un’esperienza artistica leggermente successiva.
Ma per Matisse, a differenza che per quel movimento, l’”espressione” era di gioia  e non di angoscia.
Egli diceva: “Il mio obiettivo è rappresentare un’arte equilibrata e pura, un’arte che non inquieti né turbi. Desidero che l’uomo stanco, oberato e sfinito ritrovi davanti ai miei quadri la pace e la tranquillità”.