Se qualcuno fosse a disagio davanti a quest’opera, la cosa per me sarebbe comprensibile.

“Number 1A, 1948” può in effetti suscitare confusione e disorientamento. Il lavoro manca di un punto focale e si presenta come un labirinto di linee intrecciate, forme e colori che si scontrano e si sovrappongono.

Trattandosi di Action Painting è opportuno però cercare di vedere non l’opera in sé ma il momento creativo della sua realizzazione.

Entriamo nello studio di Pollock: sta usando la tecnica di gocciolamento e lancio, e lavora sulla tela posta orizzontalmente sul pavimento. Si muove intorno ad essa e crea in modo spontaneo e intuitivo, mediante un’esplosione di movimento e di colore.

“(…) Sul pavimento mi trovo più a mio agio. Mi sento più vicino al dipinto, quasi come fossi parte di lui, perché in questo modo posso camminarci attorno, lavorarci da tutti e quattro i lati ed essere letteralmente “dentro” al dipinto.”

Qualche tempo fa vi avevo proposto una sua opera limitrofa: “Number 1” realizzata l’anno successivo.

Pollock ebbe in Keroauc il suo corrispettivo letterario. Come Keroauc fu maestro nella tecnica dello stream-of-consciousness (flusso di coscienza), così Pollock fu pioniere dell’esplosione del gesto spontaneo e della creatività libera.

Mentre lo spirito realista nell’arte era stato la risposta alla Depressione degli anni Trenta, l’arte del flusso di coscienza, fu la reazione alla devastazione del secondo conflitto mondiale e alla Guerra Fredda.

Era la “dannata” America “sulla strada” della Beat Generation.