Rimanendo nell’ambito dell’”Arte informale” – che in nord America si è declinata nell’“Espressionismo astratto” – passiamo oggi ad uno dei miei pittori preferirti: Mark Rothko.

Rothko viene soprattutto ricordato per le sue ampie superfici colorate, spesso composte da blocchi di colore intenso, capaci di evocare forti emozioni e invitare lo spettatore a una profonda riflessione interiore.

Convinto che i colori avessero il potere di comunicare e trasmettere sensazioni senza la necessità di alcuna rappresentazione figurativa, la sua forte spinta di astrazione permise ai suoi accostamenti cromatici di parlare direttamente all’anima.

Qualche anno fa, di questo suo filone, vi avevo proposto “Numero 8” .

Ora ecco quello che per me è il suo capolavoro: la serie conosciuta come “Rothko Chapel Paintings” o anche “Seagram Murals”.

Si tratta di un insieme di lavori conservati in una cappella aconfessionale, a forma ottagonale iscritta in una croce greca, situata a Houston, in Texas, negli Stati Uniti e chiamata “Rothko Chapel”.

La collezione è composta da quattordici dipinti monumentali realizzati tra il 1964 e l’anno della sua morte avvenuta nel 1970.

Tre delle pareti contengono trittici, mentre le altre cinque ospitano opere singole. I dipinti sono (apparentemente) neri, ma in realtà incorporano variegate sfumature ed effetti tramati, che creano una sensazione di intimità e di connessione interiore e, nell’insieme, un’atmosfera magica.

L’impianto creativo di Rothko è geometrico, austero e potente.

A questo proposito si racconta che una volta, in vacanza con la famiglia in Sicilia, alcuni ragazzi che avevano avvicinato la figlia e le sue amiche, saputo che il padre era pittore, le chiesero se fosse lì per dipingere i templi greci. Saputolo così disse l’artista: “Di’ loro che è tutta la vita che dipingo templi”.