Nel 2004 la Fondazione Trussardi presenta un opera di Maurizio Cattelan che fa scandalo.

Tre bambini-manichino impiccati a un albero nell’iconica cornice di Piazza XXIV Maggio a Milano, con i suoi riferimenti alle battaglie napoleoniche e agli eventi delle guerre mondiali, il giorno dell’anniversario della morte di Napoleone.
I tre fanciulli vestono jeans e maglietta, hanno i piedi scalzi anneriti dalla polvere e gli occhi spalancati.

Chi si spaventa chi si indigna, chi tenta di arrampicarsi sull’albero per smantellare l’opera, peraltro con alterne fortune.
Un nostro politico, all’epoca molto giovane, grida al cattivo gusto dell’opera ritenendo inaccettabile la sua presentazione pubblica e opportuno che l’esposizione fosse privata.
Cattelan dichiara con tono serafico: “La realtà che vediamo in questi giorni in tv supera di molto quella dell’opera. E quei bambini hanno gli occhi aperti: un invito a interrogarsi”.

Cosa dire.

Cominciamo dal politico. Il cattivo gusto nell’arte non esiste: l’Arte è arte punto e basta. Inoltre  non vi è nessun divieto “artistico” di esporre un’opera in pubblico, mentre è vero che un contesto protetto avrebbe consentito di preparare gli spettatori alla visione di un lavoro tanto duro, a detrimento però della scenografia.

Non diamo giudizi sullo spavento e sull’indignazione dei passanti ma teniamoli a mente.

E passiamo a Cattelan e alla sua denuncia delle violenze sui più deboli.
E’ lecito domandarsi se si poteva realizzare l’opera in un modo diverso? Si è lecito chiederselo, ma solo se si accetta di non stare facendo un discorso artistico, perché la scelta artistica di per sé non dovrebbe poter essere discussa. Comunque sì cari amici, la si poteva realizzare in tanti altri modi. Quanto meno cercando di non parlare di violenza con il mezzo espressivo della violenza, giacché così facendo è come dipingere grigio su grigio: bello o brutto che sia non si vede più niente.

Il discorso si chiuderebbe qui. Ma dato che Cattelan ci fa sempre scacco con le sue provocazioni, accettiamo la sfida con le armi che lui stesso ha scelto.
E allora diciamolo. Stupisce che il maestro della provocazione e dello shoc si sia fatto bagnare il naso da una campagna pubblicitaria . Nell’immagine in basso vediamo i bambini invisibili  – realizzati con tecnica del camouflage – da Kevin Lee e Liu Bolin per richiamare l’attenzione sul tema dell’invisibilità di molti piccoli cinesi poveri ed emarginati.

Di fronte ai fanciulli impiccati di Cattelan possiamo autorizzarci a scappare inorriditi, mentre al cospetto dei bambini invisibili di Lee e Bolin siamo costretti a fare i conti.
Scacco matto Maurizio!