Christo Vladimirov Javacheff – che ha lavorato affiatatissimo con la moglie Jeanne-Claude Denat de Guillebon – è stato uno degli artisti più influenti dell’arte contemporanea.

I due vengono principalmente ricordati per le loro opere di land art” che hanno inciso in modo potente sulla percezione dei grandi spazi, richiamando il pubblico a vedere il mondo con occhi nuovi.
Ma gli spettatori venivano anche portati a confrontarsi con l’idea di temporaneità, essendo le installazioni destinate ad essere smantellate in breve tempo, come pure invitati a  riflettere sull’interazione tra uomo e ambiente.

“Wrapped Reichstag” è una delle loro opere più celebri e documentate.
L’edificio del Reichstag a Berlino venne avvolto in un tessuto argentato. L’influenza di “Enigma di Isidore Ducasse” di Man Ray (dadaista che abbiamo già incontrato) è evidente.
Il progetto richiese oltre 24 anni di pianificazione, negoziazione e preparazione e l’opera rimase esposta per due settimane prima di essere smantellata.
Avvolgere un edificio carico di storia e simbolismo come il Reichstag, ha rappresentato un momento di trasformazione e rinascita. La temporaneità dell’installazione rifletteva il processo di cambiamento e la nuova identità della Germania riunificata, dimostrando anche come l’arte possa interagire con la politica e l’architettura, creando nuove prospettive e stimolando il dibattito pubblico e la riflessione collettiva.

L’impatto visivo e simbolico di “Wrapped Reichstag” continua a essere studiato e apprezzato, dimostrando la capacità dell’arte di trasformare non solo spazi fisici, ma anche percezioni culturali e storiche.

Oltre all’importanza concettuale e alla qualità estetica delle loro opere, va riconosciuta a questi due artisti una sorprendente raffinatezza.
A questo proposito mi piace ricordare che, nonostante l’enorme scala dei loro progetti, Christo e Jeanne-Claude hanno sempre autofinanziato le proprie opere attraverso la vendita di disegni, modelli e studi preparatori e questo è un segnale che ha un notevole rilievo nel sistema dell’arte.
Ma l’aspetto che più mi colpisce è che, pur essendo gli interventi quantitativamente molto importanti per l’estensione degli spazi sui quali insistono, essi risultano sempre di estrema essenzialità e compostezza.
E’ infatti innegabile che, nonostante l’immenso lavoro che ne sta alla base, si ha sempre l’impressione che l’artista abbia solo “sfiorato” l’ambiente e che tuttavia ciò sia bastato per cambiarlo completamente.