Consentitemi una parentesi nel viaggio che stiamo facendo attraverso la Pop Art e che riprenderemo il prossimo Sabato.

Tammam Azzam è un artista siriano. Uno dei suoi lavori più noti è una commovente reinterpretazione digitale de “Il Bacio” di Gustav Klimt, che Azzam ha sovrapposto a un’immagine di un edificio crivellato di colpi e distrutto, in Siria.

Ci dice l’Autore:
“Questo lavoro viene dalla serie ‘Il Museo siriano’, una collezione di opere che sto creando. Ho contrapposto le più famose opere dei più grandi maestri europei, come da Vinci, Matisse, Goya, Picasso, con la distruzione in Siria. Volevo creare un parallelo tra le più grandi conquiste dell’umanità e la distruzione che l’uomo è in in grado di infliggere. ‘Il Bacio’ mostra l’amore e il rapporto tra le persone, è l’ho contrapposto a un simbolo, come un muro distrutto, che rappresenta la capacità del popolo di odiare il regime“.

“Il Bacio” di Klimt – che ho già trattato  – in un contesto così drammaticamente diverso dall’intimità e dall’amore che rappresenta, è un potente contrasto tra distruzione causata dalla guerra e speranza.
Un lavoro che suggerisce la possibilità di bellezza e amore anche nei momenti più bui.

Mi domando se un’opera d’arte di questo genere, che incarna un sentimento universale, possa essere considerata divisiva.
Se siamo nell’ambito di un’opzione estetica, certamente ciascuno ha la signoria sul proprio gusto; se invece la questione è un’altra è bene sapere che con l’arte nulla ha a che spartire.
In fondo abbiamo già avuto una “Mostra d’arte degenerata”, a Monaco nel 1937, e ci è bastata.