Per quanto ormai non mi impressioni quasi più nulla, questa volta sono rimasto esterrefatto.

Un’università del nord Italia ha deciso di utilizzare nei propri documenti ufficiali il femminile con funzione non marcata.
In particolare saranno declinate al femminile le cariche, a prescindere da chi le ricopra. Pertanto troveremo indicate ad esempio “la Rettrice” o “la Decana” anche quando tali posizioni sono occupate da uomini.

Ora a me vengono in mente gli sgrammaticati e ridicoli statuti di enti e associazioni, gremiti di asterischi e gli orrendi testi costellati da schwa … e sono incerto se dolermi o sorridere.

Ricordo a me stesso che il femminile non marcato non è italiano ed è una grave sgrammaticatura, di gran lunga peggiore che sbagliare un congiuntivo.
Si tratta di una scelta ideologica priva della benché minima base scientifica.

E tutti sappiamo che il maschile sovra esteso non “esclude” alcunché per definizione.
E’ una semplice regola grammaticale e quindi – senza drammi – è la forma corretta, coerente con la morfosintassi della nostra lingua.
Se ad esempio dicessi “chi è quel farabutto che mi ha rubato la bicicletta?”, non intenderei certamente escludere la (non troppo gentile) signora che eventualmente lo avesse fatto.

Il femminile è invece di per sé marcato e, cari amici, per questa ragione serve proprio ad “escludere”.
Ad escludere grammaticalmente certo … ma pur sempre ad escludere … tanto per dirla tutta.
Ed anche il mio gatto è in grado di comprendere che la forzatura del femminile come sovra esteso esclude ad esempio le persone non binarie, molto più di quanto non lo faccia il maschile non marcato, appunto perché quest’ultimo è un’inoffensiva regola grammaticale.

L’ho già scritto in un altro mio intervento sul tema : la lingua muta in tempi lunghi, solo ad opera dei parlanti e i grammatici ne codificano i cambiamenti.
Quando si è cercato di modificarla d’autorità non ci si è riusciti, come è accaduto per il “Voi” del Ventennio, che è rimasto solo nelle aree geografiche dove già si usava.
E la lingua – che di per sé non è sessista – ha un’unica finalità: la miglior efficienza nella comunicazione.
La trovata accademica della quale stiamo parlando ha invece l’effetto di confondere le persone,  straniare i lettori e sfilacciare le (eventuali) qualità estetiche degli scritti.

Se si vive emotivamente male la grammatica, il problema, in tutta evidenza, non sta in essa.