Dedico il mese di Ottobre – facendo una breve interruzione all’arte del dopoguerra – a un artista contemporaneo molto intrigante e significativo, che a ben vedere ricorda qualcosa del dada e del new dada.

Si tratta dell’italiano Maurizio Cattelan, noto per le sue sculture e installazioni provocatorie e dissacranti, che sfidano frontalmente le convenzioni artistiche e sociali; una figura di spicco, decisamente molto controversa.

Siamo nell’ambito della c.d. “Arte Relazionale”“Scultura sociale” o “Arte partecipata”, che nella comunicazione sfrutta sia il “sistema dell’arte” che i media e i social.

Molte sue opere ci hanno in tutta probabilità lasciati perplessi se non addirittura infastiditi.

“Comedian” consiste in una banana attaccata a una parete con del nastro adesivo grigio.

Esposta per la prima volta nell’ambito dell’Art Basel di Miami Beach nel dicembre 2019, è diventata immediatamente argomento di conversazione a livello globale.

Ciò che rende “Comedian” così interessante e controversa è la sfida che pone alla definizione stessa di arte, evidenziandone la soggettività.

“Comedian” solleva anche la questione sulla “stabilità” dell’opera, poiché la banana doveva essere sostituita periodicamente a causa del deterioramento. Viene dunque messa in discussone l’idea di opera d’arte immutabile nel tempo.

Vi è poi il tema del “consumo” della creazione artistica che, nel nostro caso, si appalesa con le banane mangiate da qualche astante, non si sa quanto nell’ambito di performance combinate. L’opera che viene distrutta o consumata non è però una novità, se pensiamo ad esempio a “Oggetto da distruggere” di Man Ray e all’immenso “Untitled (Portrait of Ross in L.A.)”  di  Félix González-Torres.

Come un acrobata, Cattelan crea cose non logiche che però hanno senso. Attraverso l’improbabile e l’assurdo egli finisce per mettere in movimento il pensiero dello spettatore, allargando il campo da gioco.