Questa cosa mi piace da morire.
Rispetto ai normali monocromi abbiamo qui anche un blocco di testo.
Si legge: “Il contenuto di questo dipinto non è visibile: il soggetto e la dimensione del contenuto devono essere mantenuti permanentemente segreti, noti solo all’artista.

Appartenente a una serie, l’opera mi intriga non solo per il suo contenuto “concettuale”, in fondo non lontano dalle creazioni di Kosuth sul linguaggio e sulla estemporanea esplicazione di sé, come ad esempio “Four Colors Four Words” .

Qui c’è anche l’omaggio a “Quadrato Nero” di Malevič (1915).
Conosciuto come “il punto zero della pittura”, Quadrato Nero venne archiviato e classificato dal regime bolscevico con la maldestra e contraddittoria motivazione “fra i più modesti tesori dello Stato”.

Ma se il quadro nero di Malevič era espressione dell’idea suprematista della sensibilità pura nell’arte, questo lavoro di Ramsden va oltre la questione dell’essenza dell’opera, indagando il rapporto tra essa, l’autore e lo spettatore.