
In un mondo dove la connessione digitale è più intensa di quella umana, Banksy ci regala un’immagine potente e disturbante, che parla senza compromessi della nostra solitudine.
“Mobile Lovers” è a mio giudizio un’opera di grande forza.
Realizzata nel 2014 a Bristol, raffigura l’abbraccio di una coppia, illuminata dal bagliore dei propri smartphone.
La tecnica è sempre quella dello stencil.
Bellissimo è l’uso del contrasto tra l’oscurità del fondo e la luce degli schermi.
In un grido di dolore per l’alienazione emotiva generata dalla tecnologia, Banksy ci mostra come in un singolo abbraccio possiamo essere vicini e al contempo irrimediabilmente lontani, prigionieri di una luce fredda.
L’opera è stata al centro di una controversia sui diritti sopra la stessa.
La disputa coinvolse in particolare il Broad Plain Boys Club – un circolo giovanile di Bristol in difficoltà economiche – che rivendicava la proprietà della porta su cui Banksy aveva dipinto l’opera e l’amministrazione comunale di Bristol, che invece sosteneva che essa appartenesse alla città e dovesse rimanere visibile al pubblico.
Banksy – noto per non fare dichiarazioni ufficiali sulle sue opere – in questo caso prese una posizione inviando una lettera al club giovanile nella quale si confermava che il dipinto era destinato a loro.
Questo gesto chiarì la controversia, permettendo al club di vendere l’opera a un collezionista privato, raccogliendo oltre 400.000 sterline, somma che gli permise di continuare le proprie attività benefiche.
E non posso non pensare a due opere iconiche che abbiamo già incontrato: “Il bacio”
di Klimt e “Il bacio” di Hayez
.
Se in in questi due capolavori il gesto dell’abbraccio è esaltato come simbolo di connessione profonda, in “Mobile Lovers” lo stesso gesto si trasforma in un atto vuoto, dove la tecnologia frammenta ciò che un tempo era sacro: l’intimità della relazione umana.
E così Banksy ci lascia ancora una volta con una domanda pungente: cosa ci resta davvero di umano, quando persino l’abbraccio tra due innamorati si piega alla tirannia di uno schermo?
ndr:
Dedico questa recensione alla amica e collega Nicoletta Lazzarini, che ha seguito con affetto questa rubrica fin dall’inizio; con un augurio di infinita serenità.

